I libri Effigi su Manciano, Pitigliano, Sorano.

May-Day di Fabio Capoccia

Conclusa da poco la mostra del pittore soranese a Siena: 20 tavole in mostra al Palazzo San Niccolò

2017-05-05-PHOTO-00000757Nel nostro giornale abbiamo parlato tante volte delle unicità della nostra terra, dai paesaggi alla natura, dalle persone che vi abitano alle attività che vengono svolte. E ancora una volta proponiamo qualcosa di inaspettato e particolare. Questa volta parliamo di una persona. Un giovane nato e cresciuto a Sorano, studi umanistici, laurea in Lettere, insegnante e pittore.
Fabio Capoccia, classe 1986, da anni ormai si è dedicato alla pittura e ha prodotto delle tele importanti, ha esposto le sue opere già in diverse occasione principalmente tra Sorano e Roma. E osservare i suoi lavori è interessante e apre numerosi spunti di riflessione nonché d’emozione. L’ultima e importante mostra in ordine di tempo è quella che ha organizzato presso il Palazzo San Niccolò di Siena dal 3 al 31 maggio. Una mostra di 20 tavole dislocate nell’atrio dell’odierna facoltà di Lettere e Ingegneria dell’Università di Siena dal titolo “May-day”. La mostra in realtà ha riscosso un ulteriore successo perché il Rettore dell’Università di Siena ha concesso che 9 tavole della mostra –quelle appese alle pareti – potranno restare per un tempo maggiore in esposizione; c’è ancora tempo dunque per godersi la mostra dal vivo. Il luogo già di per sé è carico di messaggi e di sensazioni: un tempo infatti era sede dell’ospedale psichiatrico di Siena oggi invece delle due importanti facoltà. Il tema delle opere è quello della contesto urbano e suburbano di città e periferie e il tema della migrazione e della barbarie. Un grido che passa attraverso tecniche diverse e colori disposti sulla tavola.
Il titolo stesso, che ricorda la parola usata in radiofonia da un’imbarcazione o da un velivolo per indicare un’immediata necessità di aiuto, ci porta immediatamente ad una richiesta d’aiuto dei nostri tempi. Giorni fatti di tragedie quotidiane, guerre, povertà, fame, disequilibri e incomprensioni. 2017-05-05-PHOTO-00000781Non solo nei paesi lontani e più disagiati ma nelle stesse città occidentali, quelle che abitiamo e che all’apparenza sono così luminose e ordinate. E allora immaginatevi pure un viaggio attraverso i corridoi dell’edificio senese che ospitano le opere di Capoccia. I cavalletti o le pareti che accolgono le sfumature del tempo odierno. I colori, i profili, le linee e le curve ci coinvolgeranno nella difficile decifrazione del tempo presente, così ambiguo così contraddittorio. Sarà come camminare per le strade delle metropoli americane o delle città italiane. Incontreremo i nostri mostri e quelli che abitano le vite delle altre persone. Demoni interiori o mostruosità reali come quelle perpetrate dall’Isis o dalle guerre che si stanno combattendo, fino al dolore dei campi profughi. Tele che ci mettono di fronte ai drammi del nostro tempo e verso i quali non dovremmo esimerci almeno dal riflettere, proprio come fa con la sua arte Fabio Capoccia. Non mancava però al centro dell’atrio il quadro che riproponeva una Pietà. E forse era lì per la speranza e per ricordarci che l’essenza dell’umano resta e deve restare. E forse il segreto dell’umanità, come già tanti hanno detto, sta nella scoperta della Bellezza. E finché ci sarà qualcuno che si dedica all’arte in qualsiasi forma essa sia, ci si potrà salvare.

Per informazioni: www.fabiocapoccia.com

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