I libri Effigi su Manciano, Pitigliano, Sorano.

Cadono tutti i Re del Mondo

6879ccb9-15f8-4af9-8831-c819f6857e6aCadono tutti i Re del mondo è il secondo libro scritto da Alessandro Meo (Sante per gli amici) pitiglianese acquisito ma cittadino del mondo a tutti gli effetti (e questo salta subito agli occhi leggendo i suoi racconti). Un libro con tante storie al suo interno, un libro che parla di giochi, della loro origine e di come i protagonisti li hanno interpretati. I giochi in ogni parte del mondo sono spesso una forma di evasione da una realtà non sempre facile, e come per il primo libro scritto da Sante “Sindrome di Peter Punk” ciò che resta una volta letto tutto d’un fiato il libro è quel senso di ottimismo e riflessione; messaggi positivi di cui abbiamo sempre tanto bisogno. Abbiamo incontrato Sante nel suo laboratorio artigiano nel Ghetto di Pitigliano per entrare ancor di più in contatto con lui e coi i protagonisti di questi racconti.

Partiamo dall’inizio. Il titolo. Questo omaggio a Erriquez e alla Bandabardó…
“Cadono tutti i re del mondo” è un libro che parla di giochi. L’origine di essi, le suggestioni, come e perché i protagonisti si approcciano a quel gioco. Alcune sono storie vere che ho ripreso e stravolto un po’, altre sono inventate, altre ancora sono verosimili, può essere un bel gioco anche scoprire quali sono. Il titolo è in se una delle dediche del libro. “Cadono tutti i Re del mondo” riferito al racconto sul girotondo che ha Erriquez, compianto leader della Bandabardò come protagonista. Parafrasiamo il ritornello della canzone riprendendo il girotondo e la storia del gioco.


Quanto è importante giocare?
Giocare è fondamentale ad ogni età. Il gioco è senz’altro il filo conduttore che unisce grandi e piccoli, un percorso, una “scusa” per raccontare varie storie. Sicuramente c’è questo collegamento tra i vari racconti rispetto invece al primo libro dove essi erano più liberi all’interno del libro.

Leggendo il tuo libro ho capito che c’è tanto di te, delle tue conoscenze, i viaggi che hai fatto…me lo confermi?Assolutamente, c’è molto di personale. Ogni racconto è una piccola “esca” diciamo che spinge il lettore (o almeno spero) alla riflessione sul passato e sul presente e soprattutto per un futuro differente. Ho cercato di incuriosire per stimolare una riflessione più profonda spesso attraverso gli occhi dei più piccoli che si cimentano con i giochi ma non solo.

Andiamo sulle singole storie senza spoilerare troppo. L’altalena, uno dei primi racconti del libro.
L’altalena è una delle più complesse, una delle più drammatiche se vogliamo. La storia del gioco viene dal mito greco ed è in se un po’ cruda. Però è anche bello perché è l’esorcizzare un dramma incredibile costruendo un gioco appunto. La storia invece è una storia d’amore molto semplice e pura in un mondo che è quello nostro che viviamo tutti i giorni dominato comunque dal patriarcato e dalla violenza di genere. Ragazzi che crescono assieme, probabilmente si amano ma non solo, si rispettano, si accompagnano, si spingono su questa altalena a vicenda senza chiedere nulla in cambio, mi sembrava un bel messaggio da raccontare, una forma d’amore prima di tutto rispettosa alla quale ci dobbiamo avvicinare sempre di più

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La fionda…
La fionda subito fa pensare ad un popolo oppresso, in questo caso il popolo palestinese. È venuta quasi naturale la storia e cosi l’illustrazione dell’amica Erika che ringrazio così come i 12 illustratori che mi hanno aiutato. Innocenza e coraggio di una bambina che con la fionda affronta questo carro armato israeliano e riesce a fermarlo. Un po’ il simbolo della Palestina che affronta la guerra con mezzi rudimentali contro la tecnologia nemica. Un simbolo per i popoli oppressi.

Invece il biliardino?
È una storia vera incredibile. La storia di questo Alejandro Filisterre un anarchico grande nemico del generale Franco, l’ho un po’ reinventata ma è assolutamente una storia vera. Venne ricoverato in un ospedale per bambini in Catalogna per curare delle ferite alle gambe subite dopo un bombardamento del 37. Quando vide intorno a se bambini mutilati dalla guerra e dall’avvento del fascismo franchista decise di inventare un gioco che regalasse loro la possibilità di giocare a calcio di nuovo e questa è la storia del biliardino. La storia poi prosegue con un’altra puntata dedicata al biliardino ma per questo dovere leggere il libro. Le storie non sono semplici a volte anche molto drammatiche ma che lasciano sempre una prospettiva di migliorare il mondo, fermare le ingiustizie e quindi cambiare. Un mondo migliore ci deve essere, non è possibile ma necessario. Questo è l’ambizioso obbiettivo del libro, ancor più del mio primo lavoro. Da sentimenti infantili, naturali come il gioco e la condivisione si può cambiare in maniera pura, in contrasto sempre con l’individualismo che questo mondo purtroppo lo governa.

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